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A due passi dal centro abitato del Borgo, immerso nel verde di querce e castagni, una testimonianza ancora viva del  passato e delle tradizioni: il vecchio mulino ad acqua, aggrappato al pendio scosceso che si specchia sulle acque del ruscello, che dopo averlo alimentato e fatto funzionare, prosegue la sua corsa verso i campi. Con i suoi meccanismi logorati dal tempo, ma perfettamente funzionanti e assecondati dalla forza dell’acqua, il vecchio mulino rievoca fatica e laboriosità, trasmettendo al visitatore forti emozioni. Vedere ingranaggi semplici quanto ingegnosi trasformare sotto ai nostri occhi i chicchi di grano in fragrante farina  sembra quasi un miracolo: due grandi pietre circolari, pochi congegni in legno, la forza dell’acqua che li fa ruotare, la dedizione del mugnaio e il passato rivive in tutta la sua suggestione.

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Badolato, Borgo Antico

Posto a poche centinaia di metri sul livello del mare Badolato si erge su di una collina che domina l’ampia vallata del torrente Gallipari, i cui aspri tratti e la bellezza si ammirano in tutto il loro splendore dagli innumerevoli belvedere che costellano la strada per l’altopiano delle Serre e per Brognaturo. Quest’ultima collega l’antico borgo con la statale 106 permettendo cosi al visitatore di passare in pochi minuti dalla calda amenità della costa al fascino di una montagna ancora incontaminata. La nascita di Badolato risale intorno alla prima metà del X secolo, per volere di Roberto il Guiscardo duca di Calabria, che, nel 1080 decise di edificare “un pacifico borgo” là dove già risiedevano poche capanne di poveri pastori.

Il borgo sin dalle origini ebbe scopi eminentemente difensivi come confermato dalla cinta muraria e dal castello signorilerisalenti circa al XII secolo; quest’ultimo, in particolare dotato di torre, fungeva da punto d’avvistamento contro le invasioni dei Saraceni o dei turchi, che afflissero la Calabria per tutto l‘Alto Medioevo. Purtroppo poco o nulla rimane oggi a testimonianza della fortificazione, se non la struttura stessa del paese, le cui innumerevoli stradine si snodano in gironi concentrici, convergenti verso il culmine dell’altura. Da qui il piccolo borgo si dipanava in abitazioni contadine e botteghe che ne costituivano la vita stessa.

Nel tempo, vi si avvicendarono varie casate a partire dal 1506, dai Ruffo ai Toraldo, dai Raveschieri ai Pignatelli, i Pinelli ed i Gallelli.

Tra queste casate sono ancora oggi ricordati quelle dei Toraldo, il cui capostipite si distinse nella battaglia di Lepanto (1571), che fu vinta contro una delle più grandi flotte Turche, e quella dei Gallelli, la cui fama è peraltro testimoniata dall’imponente Villa Pietra Nera, situata lungo la via di collegamento che dalla marina porta all’antico centro. Badolato divenne nel tempo un importante punto di riferimento per le zone circostanti, come fulcro della religiosità essendo frequentato da monaci Basiliani, Francescani e Domenicani, che costituirono numerose confraternite, ancora oggi operanti ed occupate nella gestione e custodia delle magnifiche chiese e dei conventi edificati nei secoli passati.    VIDEO >>

I gioielli naturalistici delle Valli Cupe

Nella Sila Piccola, nei dintorni di Sersale e degli altri centri montani limitrofi, si ergono meravigliosi e incomparabili monumenti geologici: i canyon delle Valli Cupe, di Barbaro, delle Timpe Rosse, dell’Inferno, di Melissaro e di Razzone, e le gole del Crocchio, rappresentano dei veri e propri gioielli naturalistici. Altrettanto imponenti e numerosi sono i monoliti, che si insinuano tra le pendici selvagge della selva calabrese, foresta del mediterraneo per antonomasia, e formano un piccolo universo sconosciuto e dal fascino irresistibile. L’area delle Valli Cupe si presenta con pareti tagliate verticalmente, inaccessibili e aspre, con profilo spesso ricco di una miriade di piccoli anfratti scavati dagli agenti atmosferici, regno esclusivo degli uccelli. Il canyon, unico in Italia per caratteristiche geo-morfologiche, è ricco di specie vegetali di rara bellezza.

Luoghi incantevoli e suggestivi caratterizzano l’area delle Valli Cupe. La natura selvaggia dei canyon e delle gole montane, il fascino delle cascate e dei ruscelli dalle acque limpidissime, la straordinaria ricchezza della flora e della fauna, il mistero delle antiche leggende legate al passato dei borghi e dei paesi del circondario incantano il visitatore. Sono presenti un centinaio di spettacolari cascate alte fino 100 m e immerse in una cornice di vegetazione lussureggiante di tipo subtropicale, dove è possibile vivere l’esperienza unica di un bagno in acque limpide e incontaminate, alimentate da torrenti che scendono impetuosi attraverso le pendici montuose fino a raggiungere le acque cristalline del Mar Ionio.

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18 Agosto 2011 – Le Castella di Isola Capo Rizzuto

Arrivo a Le Castella nel primo pomeriggio. Fa molto caldo e la spiaggia è ancora affollata di gente che cerca refrigerio nelle acque limpide del Mar Jonio. Il castello aragonese mi si presenta subito con tutta la sua imponenza, nonostante le ferite degli anni e delle intemperie. Sorge su un piccolo isolotto collegato alla spiaggia da una sottile lingua di sabbia assediata da ombrelloni e turisti. Vengo a sapere che il castello è stato  set cinematografico per “L’Armata Brancaleone” e “Il Vangelo secondo Matteo”. Sono nella  piccola piazza, circondata da bar e trattorie e noto un busto in bronzo che le iscrizioni che attirano la mia attenzione: Uluç Alì e anche la piazzetta porta il suo nome! Mi informo e scopro che si trattava di un giovane del posto, Giovanni Dionigi Galeni, rapito dai turchi nel 1536, convertito all’Islam  e divenuto ammiraglio della flotta ottomana, partecipando anche alla famosa battaglia navale di Lepanto. Molte le leggende sul suo conto, tra cui una che gli attribuisce  un viaggio clandestino sulla costa calabrese al solo scopo di riabbracciare la madre che, invece, lo avrebbe  maledetto proprio per la sua abiura. Storia affascinante come questo posto, ricco di bellezze naturali e di tanta storia.Non molto lontano, a Capo Colonna, è possibile ammirare le testimonianze della civiltà magno-greca che da queste parti fondò una delle sue più importanti colonie: Kroton (l’attuale Crotone)

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24 Agosto 2011 – Una meraviglia nascosta

Raggiungerla non è stato facile. IL sentiero sterrato si inerpica lungo i fianchi della montagna e serve tutta  l’abilità del conducente del fuoristrada per raggiungere dopo circa mezz’ora la nostra meta. E’ un ponticello che ci consente di attraversare  un dirupo e  che ci porta in mezzo ai boschi. Un sentiero da fare a piedi in circa venti minuti, costeggiando il corso del fiume Stilaro. L’acqua scorre saltando su pietre e rocce, preludio di quello che riusciremo a vedere alla fine del sentiero. La cascata appare all’improvviso, in tutta la sua bellezza e maestosità: un salto di oltre 100 metri, per poi finire in un laghetto e continuare nel suo percorso giù, verso valle. VIDEO  >>